In barba a tutto

Un caffè nel palazzo dove risiede la sede di Brioni. In occasione della collaborazione con Wallpaper. La mostra è stata interessante come questi tre tipi qui.

May 11th, 2012 | by: Francesco Vitobello | Street Fashion | Città

Olga Druzhinina

Olga Druzhinina
Blogger – Insider – Model – Shop assistant
London
www.fashionbyRussian.com

di Vanessa Sette

Who are you?

A crazy, ambitious Russian girl living in fog city and working hard to bring her dreams to life.

When did your passion for fashion start?

Simply from my mum’s wardrobe and a feeling that I need to be different from others.

What does fashion mean for you?

I don’t have a fixed concept of fashion in my mind. I wake up every day with an exact feeling of what I want to wear, what I want to eat and so on. I’m a moody fashionista.

When did you move in London?

2 ½ years ago. I hate London but at the same time I couldn’t see myself in other city. In London, you win or you lose, there is nothing in the middle. It is a city with lots of possibilities, especially for creative people. You just need to see all of them.

What does London mean for you?

A brain explosion. So many creative people, almost mental, because it’s just impossible to be that talented and be normal. Colors and fashion everywhere, that’s what I like most here. You can be naked on the street and people won’t say anything to you, maybe that’s just the mood you’re in today. Amazing!

Why do people miss London when they’re not here?

The rhythm of life, probably? You need to be very strong mentally to live here. Also the feeling of freedom, which is the most important thing in today’s society. People don’t know who are they, how to express themselves and what they want in real life. There is too much marketing influence around. You must buy Ferrari, Gucci and all of this shit, because otherwise you’ll be left out of the crew! Bullshit!

What are the differences between worldwide fashion thinking and fashion in London?

There are two types of fashion: London and something in the middle. Maybe it sounds very snobby but you can feel fashion through your skin here, I’ve never felt the same even in New York. To be honest if you’re living in London, you don’t need to look at fashion websites to figure out what is going to be trendy. Most of the trends are created on the streets of London and then spread all over the world. All that you need to do is go onto the streets and pay attention what people are wearing.

Why you (instead of others)? Ask Vanessa Sette (laughing).

I always like to go against the world which sometimes means people pay attention to me.

May 1st, 2012 | by: Svanish | Street Fashion, Women | Città

Ma l’Estate?

In giro per Trani, aspettando l’Estate che tarda ad arrivare abbiamo incontrato Yasmine.

HIGHLIGHT : Scarpe Laboratorio Corte

April 18th, 2012 | by: Francesco Vitobello | Street Fashion | Città

Sunday Monti

Foto di Marco Lapenna

April 5th, 2012 | by: Marco Lapenna | Street Fashion | Città

l-ektrika Spring Attitude

Reduci dal mega party di primavera allo Spazio 900, con ancora in testa Every Minute Alone degli Who Made Who e l’immagine sfocata di un Gesaffelstein impeccabile, eccovi alcuni look apparsi dalla memory card che emana uno strano olezzo di long island iced tea!

April 2nd, 2012 | by: Marco Lapenna | Events, Street Fashion | Città

Buona la prima

Directed by Deghens

Buio in sala

“L’onda”, una pellicola del 2008 diretta da Dennis Gansel, tratta dall’omonimo romanzo di Todd Strasser, a sua volta basato sull’esperimento sociale denominato La Terza Onda (The Third Wave), avvenuto nel 1967 in California. La trama scorre, un giovane insegnate decide di dimostrare che è possibile diffondere un regime dittatoriale nella moderna Germania, nonostante il passato. Per farlo, coinvolge la sua classe – siamo in un istituto superiore – in un esperimento che prevede l’instaurazione simulata di un regime. Quindi si sceglie un leader, un nome, delle norme basilari e perfino un saluto.

Il progetto assume presto le sembianze di una realtà spaventosa e sorprendentemente dirompente, tanto da sfuggire di mano al suo stesso ideatore e confezionare un finale tragico (Ops!). Una pellicola molto discussa, se non per il contenuto, quanto per la sua ambientazione. Una regia asciutta per una fotografia desaturata, che accentua i toni spesso raggelanti del film. Non un capolavoro, specie per i discutibili meccanismi in stile American high school disseminati di tanto in tanto per tutta la pellicola. Ciò che importa, però, è il quesito che accompagna tutto il film: può rinascere una nuova dittatura in Germania?

Fine primo tempo

Pop corn, coco-cola, sigaretta. Corri, è di nuovo buio in sala.

Secondo tempo

Le forme di regime sono molto simili, spesso coincidenti per struttura e intenti, nonostante il tempo e lo spazio. Ma c’è qualcosa che invece cambia, sempre. È la loro immagine, il suo perverso “look”, strumento di identificazione dei membri e assieme veicolo attraverso il quale si tende a proiettare l’essenza del regime stesso.
Nel film, tutti i membri de “L’Onda” indossano una camicia bianca. Ragazzi e ragazze, senza alcuni distinzione, sfoggiano con fierezza una camicia bianchissima, che fa presto a diventare il leit motiv della pellicola. C’è chi la indossa larga, chi infilata nei pantaloni o con le maniche rimboccate, ma per tutti è un pretesto. Una scusa per odiare e una ragione per cui appartenere. La scelta del bianco risiede nell’esigenza di spersonalizzare i soggetti in quanto singoli individui, condizione necessaria per garantire il buon fine dell’esperimento. È più facile dipingere su una tela completamente bianca. Un esperimento, però, non nato con la camicia, perché deve fare i conti con la realtà. Una mise che fa molto ufficio, figlia del suo tempo, insomma, degna di una società che fornisce servizi e consuma, e ha dimenticato chi produce, o più semplicemente gli ha cambiato i connotati.

Il look si fa scuro come la pece nell’Italia fascista. Le camicie nere impazzano durante il regime. Anche qui l’abbigliamento non nasce per caso. Prende spunto dalla storica divisa del corpo degli Arditi, militari della Prima Guerra Mondiale che si contraddistinguevano per il coraggio. Ed è proprio questa l’immagine che il fascismo voleva dare di sé: uomini duri, sprezzanti del pericolo e ardenti di coraggio, poco interessava l’effetto snellente. Una soluzione centrata, specie in abbinata al teschio che fregiava la divisa, un po’ meno se si pensa ai pantaloni alla zuava che spuntavano sotto quelle casacche.

Mao Tze Tung (Sinistra) – Kim Jong-il (destra)

Lo stile cambia radicalmente verso oriente: Cina. Qui il regime ha preferito semplici casacche da lavoro, taglio lineare, colletto rigido ben schiacciato sul petto, ampi bottoni e pantaloni larghi. Un look da operaio, insomma, che incarna lo spirito del regime, un sistema improntato sul lavoro, la privazione, il lavoro, il silenzio, l’annientamento delle emozioni, il lavoro e ancora il lavoro. Stessa sorte per i vicini della Korea del Nord. L’abito da lavoro è semplice, la zip sostituisce i bottoni, i pantaloni sono ampi e ruvidi, ma lasciano libero chi li indossa nei movimenti, specie in quelli dei campi o nelle industrie belliche. Nelle sue linee racchiude la promessa di un impegno faticoso lungo tutta una vita, quello di costruire la vanità di un leader che sceglie anch’egli di indossare il workwear oriental style.

Mao e il “caro” Kim Jong-il salutano le folle durante le imponenti parate militare, allegoria fallica nazionalista, indossando la stessa divisa da lavoro, ma con le mani belle che curate. A ben vedere, sembra che abbiano letto “Il Mondo Nuovo” di  Aldous Huxley, che nella sua società spaventosamente utopica, veste gli uomini come tanti lavoratori cinesi, solo che lo fa diversi decenni prima. O forse, più semplicemente, devono aver preso spunto dal leader d’acciaio, Stalin, che anni prima sfoggiava un look simile. Ecco spiegata anche l’origine proletaria dello stile.

Ma non sono gli unici leader ad aver lanciato uno stile di regime. Fidel Castro, per esempio, veste sempre in divisa militare, almeno fino a quando non cede alle comode lusinghe di Adidas o non decide di mettersi in ghingheri per le Nazioni Unite. Cito Fidel perché Cuba è un regime, punto. La divisa del leader maximo palesa l’animus del regime: l’isola è una conquista da difendere con le armi in pugno. La rivoluzione dei barbudos (la barba!, un’altra tendenza del momento) è sempre negli occhi della gente, ogni volta che Fidel appare in tv per parlare di resistenza e del mostro a stelle e strisce.

Lo stile si fa eccentrico, invece, nel continente africano. Idi Amin Dada che, con abile maestria linguistica o più semplicemente lucida follia, si dichiarò Presidente a vita della Repubblica dell’Uganda, amava farsi ritrarre in kilt e spesso indossava la divisa ufficiale dell’esercito scozzese. Adorava così tanto quel mondo che si fece addirittura nominare Re di Scozia, da cui il titolo di un film di successo del 2006, diretto da Kevin Macdonald con un Forest Whitaker da Oscar nei panni del dittatore.

Bruciatura di sigaretta nella pellicola

Siamo tornati al cinema, dove tutto è incominciato. Perché qui è di cinema che si parla, l’unico modo che esiste per proiettare lo stile.

Titoli di coda

Cast in ordine alfabetico

  • Arditi……………………………………………..nella parte de gli Arditi
  • Barbudos………………………………………nella parte dei Barbudos
  • Fidel Castro…………………………………..Leader regime Cubano
  • Idi Amin Dada……………………….………Leader regime Ugandese
  • Dennis Gansel………………………………..Regista de “L’Onda”
  • Kim Jong-il……………………….……………Leader regime Korea del Nord
  • Kevin Macdonald……………………………Regista de “L’ultimo re di Scozia”
  • Todd Strasser…………………………………..Scrittore de “L’Onda”
  • Stalin……………………….……………………..Leader regime Sovietico
  • Mao Tze Tung………….………………………Leader regime Cinese
  • Forest Whitaker….…………………………..Attore, premio Oscar per “L’ultimo re di Scozia”

Luce in sala

 

March 19th, 2012 | by: Fabio Degano | Film

L-Ektrica – Spring Attitude 2012

E’ sbocciata la primavera.

Lasciate perdere per un momento quello che la meteorologia prova ad inculcarvi da sempre, la linea degli equinozi e i testi maledetti di Loretta Goggi. La tanto sospirata bella stagione, dopo nevi e tempeste varie, …inizia solo il 31 marzo. Il motivo è semplice quanto imponente: L-EKTRICA SPRING ATTITUDE 2012!

Giunto alla terza edizione (di cui uno in veste invernale), dopo il successo delle due precedenti che hanno visto un grandissima affluenza di pubblico (quasi 2000 presenze) e la partecipazione di artisti del calibro di 2Many djs, Breakbot, Vitalic e The Whip, lo SPRING ATTITUDE di L-Ektrica concentra in una notte alcune tra le migliori proposte musicali attuali lungo un continuum trasversale tra indie rock e elettronica, come da sempre nel pieno stile L-Ektrica.

L’eterea e ormai tradizionale consolle di Spazio 900 si appresta a ospitare una line-up che definire di livello sarebbe un eufemismo sanguinoso. Quattro nomi macroscopici, quattro stili musicali differenti, quattro leggende da venerare.

Stiamo parlando degli Who Made Who, divina creatura danese proto punk-funk no-wave con all’attivo quattro album di grande caratura tra Gomma e Kompakt, il nuovo prodigio londinese dell’Indietronica Gold Panda, con il suo sound a meta’ tra sperimentazione e dance, l’avanguardia al confine tra techno, electro e italodisco del francese Gesaffelstein e l’unico dj set della serata (insieme a quello dei padroni di casa Andrea Esu & Fabrice), quello di Busy P capo supremo della Ed Bangers e amico fraterno della famiglia L-Ektrica.

▌ INFO BIGLIETTI ▌

► IN PREVENDITA 20 €

NICOLA VISTA 392 2727 546

PER MAGGIORI INFO:

WWW.L-EKTRICA.COM

WWW.FACEBOOK.COM/LEKTRICA

▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬SPAZIO NOVECENTO▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬

Piazza Guglielmo Marconi 26 B

ROMA – EUR

March 18th, 2012 | by: Francesco Vitobello | Events

Milano Fashion Week SS ’12

La settimana della moda milanese, SS ’12 edition, ha da poco chiuso i battenti. Fashion blogger, curiosi, addetti ai lavori, it girls… La fauna milanese si colora di ogni sfumatura. Ormai da diversi anni i veri protagonisti della kermesse non sono più le case di moda, le nuove collezioni o i rumors di sorta (quest’anno vedrebbero Ralf Simons, dal 2005 a capo della creatività di Jil Sander, come nuovo direttore creativo per la Maison Dior.)

Lo street style, nelle sue mille declinazioni, continua ad essere per dirla in termini da insiders una sorta di “black is the new black”.  Se è vero dunque che la moda nasce dal basso, eccovi servito un Best of dei look che hanno (s)popolato a Milano. Presenti all’appello ostentate fantasie animalier, gilet di pelliccia ed una ormai intramontabile, cluth-mania. E’ il caso di dire “accessories are a girl best-friend”.

March 12th, 2012 | by: AdeleH | Style People, Women | Città

White 2012

Di Piernicola Vista – foto di Polly Paola Ruta

Non proprio una ventata di novità questa edizione del White Milano, ma persi tra i “candidistand qualcosina siamo riusciti a scovare.  Abbiamo provato l’esperienza di specchiarci nelle splendide zeppe di Andreia Chaves, per le amanti del clubbing delle vere e proprie disco ball da calzare. All’improvviso ci siamo ritrovati a spasso per l’Ukraina all’insegna delle etnico rivisitazioni di Aliona Serebrova. Permetteteci di darvi un consiglio, in valigia mai più senza un paio di abiti multifunzi0nali by Lemuria e le ballerine Cocorose London, très chic la versione con pochette Royal Ballet.

 

 

Altre proposte interessanti, questa volta tutte italiane, Minimal To Tamdiu.

Vi lasciamo con un video delle “stravaganti” rivisitazioni barocche di Venuxberg, meglio guardarlo degustando un bel campari orange come abbiamo fatto noi!

 

March 6th, 2012 | by: Polly | Events, Street Fashion | Città

Eva and Adele and Konrad

Gli artisti  Eva ed Adele con Konrad Wyrebek all’apertura del FACE OFF nella Gallery Gebr, a Berlino.

February 27th, 2012 | by: Francesco Vitobello | Men, Street Fashion, Women | Città
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