Non proprio una ventata di novità questa edizione del White Milano, ma persi tra i “candidi” stand qualcosina siamo riusciti a scovare. Abbiamo provato l’esperienza di specchiarci nelle splendide zeppe di Andreia Chaves, per le amanti del clubbing delle vere e proprie disco ball da calzare. All’improvviso ci siamo ritrovati a spasso per l’Ukraina all’insegna delle etnico rivisitazioni di Aliona Serebrova. Permetteteci di darvi un consiglio, in valigia mai più senza un paio di abiti multifunzi0nali by Lemuria e le ballerine Cocorose London, très chic la versione con pochette Royal Ballet.
Altre proposte interessanti, questa volta tutte italiane, Minimal Toe Tamdiu.
Vi lasciamo con un video delle “stravaganti” rivisitazioni barocche di Venuxberg, meglio guardarlo degustando un bel campari orange come abbiamo fatto noi!
Da oggi a Milano c’è un nuovo modo di lavare il cocktail dalla camicia bianca appena comprata, o il gelato di Riva Reno sgusciato via dal cono per catapultarsi tipo kamikaze sui vostri jeans preferiti… si va tutti in lavanderia da Laudry, in Via Vigevano 20.
E’ una vecchia lavanderia a gettoni che un paio di furbetti ha risistemato a modino e ci ha fatto nascere questo bel negozietto vintage – pardon, concept store – con un grande plus: la possibilità di fare il vostro bucato proprio lì. C’è tutto, non manca niente: detersivo, ammorbidente, un bicchiere di vino, bella gente e buona musica… e ovviamente le grandi lavatrici che fanno tanto USA style!
Da poco il team di Laundry ha cambiato formazione e grazie al nuovo direttore artistico, il colombiano milanese d’adozione David Beltran, si prospettano grandi cose. Il negozio è già noto a molti per le sue festicciole nei posti più impensabili della City: una discarica/magazzino all’aria aperta in Via Argelati, una mansarda super chic tipo attico a NY, e udite udite il Johann Sebastian bar al 113 che (a mio modestissimo parere) è il locale più fico di tutta Milano, dove il trash non è mai abbastanza.
Quindi se oggi dovete lavare mutande e lenzuola, fate un salto da Laundry, tanto è aperto fino alle 22… e magari ci scappa anche un acquisto al volo!
Foto di Alexander Zicari ed intervista di Polly Paola Ruta
Ciao Anna, raccontaci un po’ di te. Sei di Milano? Cosa fai nella vita?
Mi sono trasferita a Milano quattro anni fa, lavoro in un’ agenzia assicurativa da un anno e sto dando vita ad un progetto che ho in mente da tempo, ma che è ancora top secret.
Incrociandoti per strada sicuramente il più delle persone penserà di te che sei una che non da molto conto agli abbinamenti di colori e tessuti. E’ così o dietro il tuo look un po’ “cartoon” c’è uno studio di ore ed ore davanti allo specchio? Da chi trai ispirazione ?
No, niente ore davanti allo specchio, il processo è più “mentale”, per metterlo in atto bastano pochi minuti. Quando mi vesto, penso sempre a cosa mi ha ispirato fino a quel momento. Se la mattina è cominciata con una canzone Death Metal di solito metto tanto nero e tanta sibologia nera. Se è cominciata con un pezzo Rap, tutto girerà intorno ad una maglietta oversize. Se è cominciata con qualcosa di Teen Pop metterò sicuramente dei bindi colorati sulla fronte e accessori pop. Ci sono tantissime cose che mi ispirano, anche film,libri o dipinti, quindi alla fine tendo a prendere un pò di tutto, anche cose molto diverse tra loro, e cerco di dargli una logica, di creare un’ amalgama.
Direi che traggo ispirazione da tutto quello che amo. L’estetica un pò malata delle pellicole di Harmony Korine, il gangsta-rap, le boyband anni novanta, il black metal, il punk rock, i libri di JT Leroy, tutte cose che tra di loro potrebbero non avere un nesso. Io cerco di darglielo.
Ammetto che il tuo stile è tanto particolare quanto difficile da definire… tu che parole useresti per descrivere il tuo look?
E’ molto personale, sicuramente ironico, a tratti dissacrante. Mettendo insieme una maglietta punk con un tutù da ballerina dissacri sia l’estetica delicata ed eterea dell’abbigliamento da danza classica, che la forte etichetta che c’è nell’ideologia punk e in tutte le altre facilmente classificabili. E’ uno spezzare tutte le regole e ricomporle in modo più interessante e personale.
Sei sempre stata così eccentrica o hai avuto anche tu un trascorso da FASHION VICTIM?
In adolescenza ho sperimentato moltissimo, poi ho deciso che non volevo scegliere. Se scegli il punk, nonostante sia una corrente alternativa, devi starci dentro e non sgarrare. Idem se scegli il metal, il pop o il rap, in ogni stile predefinito trovi una marea di regole. Io ho attinto da tutto quello che sono riuscita ad apprezzare e l’ho fatto mio.
Pensi che Milano sia una città ghettizzante per quanto riguarda la moda? Cioè, se non hai una Prada al braccio e un paio di Acne ai piedi resterai sempre e comunque “una che di moda e stile non ne capisce un cazzo”, o finalmente la situazione qui si sta un po’ smuovendo?
Il problema non credo sia la città in se, ma l’Italia in generale, c’è un’idea di “giusto”, di “figo” e di “bello” che trovo estremamente moscia. In altri paesi, come l’Inghilterra o la Svezia, c’è una visuale più ampia e un senso dell’estetica meno standard. In Italia sono cool il beige, il tacco dieci, le meches. A Londra sono tutti molto più sporchi e cattivi, si dà spazio alla personalità, tutti customizzano tutto, tutti si creano.
Quali sono le città che definiresti più cool e alternative al momento?
Dal mio punto di vista, più che le città, sono cool alcuni “ambienti” e situazioni sociali. Trovo cool le liceali alternative americane, sono molto più consapevoli rispetto a quelle Italiane. E trovo pazzesche le donne di colore della comunità afro milanese, hanno vestiti, unghie e capelli davvero eccessivi ma indossano tutto con una nonchalance che trovo cool sul serio.
E ora la parte più bella…. saluta i nostri affezionati lettori và….
Mi verrebbe un pò da fare la ghetto gal e urlare “Yo fratè, a presto!” ma voi fate finta di niente e dite che ho detto semplicemente “Ciao” .